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L'onore dei Cabrera

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Racconto scritto da
Dajo
pubblicato il 30/03/2010

Visite: 1 - Commenti: 1

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Racconto fuori concorso per il sesto Litterarum Hibernus Agon.
Non sono del tutto soddisfatto di questo racconto. E' il primo racconto giallo in cui mi cimento e temo che la mia scarsa dimestichezza nell'intrecciare questo genere di trama si faccia notare.
Anche il titolo non mi piace molto, si accettano suggerimenti.
Tuttavia ci sono affezionato, l'intento è di fare un mio piccolo omaggio alla Sicilia.

Pessimo, pessimo fattaccio. Questa volta la faccenda non si sarebbe risolta con qualche bastonata e qualche osso rotto; la faccenda era ben più grave e qualcuno avrebbe dovuto pagare amaramente.
Ma non era ancora il momento di pensare alle conseguenze, prima occorreva sapere perché era stato chiamato, anche se poteva facilmente intuirne il motivo. Se una carrozza dei Cabrera era venuta a prendere il dottor Michele Canella, detto il Cane, era per servire il padrone. E se la figlia del suo padrone era stata brutalmente assassinata, era facile capire che servizio si richiedeva.
La carrozza procedeva costeggiando un basso muretto di pietre bianche montate a secco, sollevando dietro di sé polvere di terra battuta. Sporgendosi dal finestrino, con una mano sul cappello per non farlo cadere, vide la villa in fondo alla strada.
Cercò di rilassarsi, era inutile arrivare sul luogo della tragedia con la mente piena di pensieri e aspettative. Tornò con lo sguardo verso il paesaggio, fra un albero di carrubo e l'altro poteva scorgere le colline, verdeggianti sul finire di un inverno che era stato generosamente mite. Sulla collina dall'altra parte della piccola vallata le prime luci del mattino illuminavano le case dei massari, vecchie case rilevate dagli enfiteuti. Ma lui era diretto alla nuova Villa Montalto.
Si sistemò il cravattino e abbottonò la giacca. Avrebbe incontrato sicuramente sia don Cabrera che don Montalto, e nessuno dei due era persona a cui presentarsi discinti.
Arrivato nel cortile lo accolse l'abbaiare di un cane, il cocchiere aprì lo sportello e Canella si avviò a lunghi passi vero l'ingresso dove già lo aspettava il maggiordomo. L'uomo, che sotto l'abito di ordinanza nascondeva una corporatura tarchiata e muscolosa, lo introdusse nel salone in cima ad una breve rampa di scale. Lì i due capifamiglia discutevano a bassa voce assieme a Rosario, padrone di casa e vedovo della povera donna Lucia.
Togliendosi il cappello, il Cane si chinò come per baciare la m ... continua »

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