Racconto scritto da
Moreno
pubblicato il 18/06/2010
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Questo racconto è ambientato in un mondo alternativo fantascientifico.
Ricalcando vicende della I e della II guerra mondiale crea un amalgamarsi di eventi onirici dove si fondono tecnologie, ideologie e persecuzioni dal sapore troppo familiare.
Una dura critica alla morte e alla sofferenza.
Un racconto di matrice cristiana costellato da un fine simbolismo escatologico.
Non pende per nessuna particolare area politica o religiosa, è solo una ''via crucis'', il martirio di un popolo senza volto e senza nome, una pensiero per tutti gli assassinati.
Un treno correva lungo la costa kotrena[1]. Era uno di quei mezzi vecchi, ma affidabili, tipico delle zone di confine. Il salmastro aveva intaccato il suo metallo, dove la vernice grigia si era sfogliata e, lentamente, distaccata si poteva intravedere una patina di ruggine simile al sangue rappreso.
Cosa diavolo ci faceva un nobile agrazo[2] seduto su un treno costiero di seconda classe? Questo si era chiesto l'agente delle ferrovie kotrene che, con un goffo inchino, gli aveva gentilmente chiesto di favorire il biglietto. Yaralamak era ben conscio di quanto era caduto in basso, viaggiare in vagoni sporchi dove ratti e blatte circolano liberamente. Non lo avrebbe mai ammesso, era molto vicino a quella figura che si definisce “nobile decaduto”. Gioielli, possedimenti fatiscenti e vanagloria, ecco ciò che gli rimaneva. La vita di un nobile con la fissazione delle “mezzelunate” è assai dispendiosa. Armare milizie private e diffondere il verbo del profeta su larga scala sono attività quantomeno letali per il patrimonio di famiglia; se poi si aggiunge che il suddetto nobile non si faccia mancare niente per quanto riguarda lo sfarzo, la situazione si complica.
I tre fedeli sgherri dell'agrazo sedevano in disparte nella stessa carrozza. Poteva sembrare la solita conventicola di biscazzieri fumatori d'oppio ma, uno sguardo più attento, poteva scorgere tra loro una formalità ed un'intesa particolari tipiche di chi persegue un serio scopo comune.
Hamza era intento a guardare fuori dal finestrino; gli occhi neri e profondi, che in gioventù avevano visto le giungle del Gujathan[3], adesso osservavano muriccioli di cotto rossastro separare la ferrovia dalla spiaggia. I suoi capelli erano rasati a strisce di pochi centimetri che, concentrati nella nuca, si estendevano per tutto il cranio. La sua pelle nera lo identificava come uomo del sud, Hamza era il braccio armato del gruppo, il propugnatore fisico della fede. Gli occhiali a specchio e il leggero figaro nero contribuivano a ... continua »


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